La transizione verso modelli sostenibili e percorsi ESG non possono più attendere

Scritto da Manuela Macchi il .

La transizione verso modelli sostenibili e percorsi ESG non possono più attendere. Servono soluzioni per accompagnare le imprese nel disegno della loro strategia e del loro percorso ESG che consenta loro di essere competitivi e resilienti, cogliendo tutte le opportunità di business  e di finanziamento che si presentano.

Come accennato in un precedente articolo la transizione verso modelli di business sostenibili è urgente. In quel contesto riportavo una serie di sollecitano arrivano alle imprese e che le spingono ad avviare un percorso ESG:

  • Normativa: Piano di economia circolare, Tassonomia europea, CSRD (Nuova Direttiva sul Reporting di Sostenibilità in sostituzione alla NFD/DNF), CSDD (Nuova Direttiva sulla Due Diligence Human Rights e Ambiente che vede la generazione da un regolamento tedesco che entrerà in vigore in Germania da gennaio 2023), SFDR,..);
  • Finanza: il mondo della finanza ormai è pienamente coinvolto nel mondo ESG. Parliamo non solo di investitori che per regolamenti normativi e per business stanno favorendo la cultura dei rischi ESG (fisici e di transizione) e stanno iniziano a selezionare i portafogli all’insegna della sostenibilità, ma parliamo anche di banche che sono chiamate a profilare le aziende clienti in funzione dei rischi ESG e della strategia e del piano di azione di sostenibilità.
  • Mercato: vi sono sempre più richieste per la trasformazione sostenibile del modello di business aziendale da parte della filiera verso la costruzione di una catena di fornitura responsabile e sostenibile. I clienti e i consumatori hanno acquisito consapevolezza – spontaneamente o meno – sui temi esg come evidenziano i cambiamenti delle imprese e numerose ricerche. Per non parlare delle gare che premiano l’attenzione al lavoro e alla diversità e inclusione.
  • ONG e Società Civile: dall’ambito internazionale a quello locale, è il primo ambito che si è mosso sui temi della sostenibilità. Dal 2015 con la COP21 e l’Agenda 2030 è maggiore l’attenzione e maggiori sono anche le opportunità per lavorare in partnership profit-non profit-PA in ottica di sussidiarietà circolare e di generazione del valore sostenibile. Da soli è difficile conseguire nel VUCA world. Inoltre, oggi stiamo vivendo una crisi sempre più intensa per la messa a rischio di diritti umani e ambiente e la società civile porta questi temi ad alta voce essendo a rischio la nostra vita e quella del pianeta.

Il PNRR

Sono sei le “missioni” che guidano gli investimenti dei fondi del PNRR:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (a cui sono destinati 40,32 miliardi)
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica (59,47 miliardi)
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,40 miliardi)
  • Istruzione e ricerca (30,88 miliardi)
  • Inclusione e coesione (19,81 miliardi)
  • Salute (15,63 miliardi)

Le risorse del Pnrr per il 37% sono dedicate a investimenti green in settore strategici e queste risorse non devono contribuire a progetti che arrechino danni al clima. Altre linee di finanziamento riguardano l’inclusione e l’innovazione sociale. E la maggior parte di queste risorse verrà erogata tramite amministrazioni locali, nello specifico spesso i Comuni, chiamati a misurare gli effetti e gli impatti dei progetti finanziati.

Il PNRR si presenta come fulcro per gli obiettivi del prossimo decennio, permettendo di definire i traguardi da raggiungere nel 2026 prima e poi nel 2030 e 2050.

Percorso e Strategia ESG: un gap da colmare

Almeno il 90% delle imprese italiane non ha ancora sviluppato una strategia di impatto o una gestione basata volontariamente su criteri sostenibili. Lo ha rivelato Giovanni Lombardo, docente di metodi e tecniche di analisi dei dati e amministratore delegato di spin off dell’Università di Genova e del Politecnico di Milano, il cui contributo è stato ripreso da Milano Finanza.

In Italia, le imprese sono in totale poco più di 5 milioni e le micro, piccole e medie imprese rappresentano quasi il 99%, corrispondente a oltre l’80% dell’occupazione. Di queste, le imprese sociali sono poco meno di 400mila, le società benefit circa 2.000.

Le società quotate, obbligate a rispondere a una più attenta rendicontazione di sostenibilità che affianca quella economico-finanziaria, sono poco oltre 400. Quelle che ad oggi producono le DNF sono poco più di 200.

Sono quindi ancora molte le imprese che non hanno avviato un percorso ESG. Si tratta di un dato allarmante, considerato che la gestione dei fondi del Pnrr, le garanzie Sace e altri bandi regionali e internazionali richiedono appunto un percorso e indicatori su questi fronti.

E quindi?

Quindi diventa urgente valutare l’adeguatezza del proprio modello di business e integrare la sostenibilità nella strategia, nei processi e nella governance perché è una questione di competitività e di sopravvivenza per la creazione di valore nel lungo periodo = successo sostenibile. 

La sostenibilità e i temi ESG oggi devono integrarsi nelle strategie delle imprese, non solo delle grandi e quotate ma anche delle PMI, che rappresentano l’asse portante del nostro Paese.

In occasione della Family Economy Week 2022 organizzata da Professione Finanza vi racconto il percorso ESG e un inizio di esso attraverso il caso di una PMI – Sangalli SpA – raccontato dalla sua CFO Raffaella Donghi. Rivedi il racconto on demand: https://www.week.familyeconomy.it/fewx-your-group/

Se vuoi approfondire con me il tema del Percorso ESG consulta le aree di intervento e contattami: manuela.macchi.4sustainablebiz@gmail.com


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